pope

critica

Flavia Benvenuto Strumendo, 2006

Persona di straordinaria semplicità, schiva da esibizionismi da narciso, sa rapportarsi con sorprendente naturalezza con personaggi eterogenei, garantito da un sorriso cordiale, disincantato, ironico. Come artista appartiene a quella razza, in via di estinzione, che, compresa lo propria vera vocazione, lo vive in modo esclusivo travalicando ogni compromissione. La sua pittura è aristocratica nella “elementarietà” geometrica che lo sottolinea e nella alchimia delle combinazioni cromatiche che lo distingue.

[…] Per Pope il dialogo con i mezzi espressivi della pittura (e scultura) è una modalità di lavoro dettata da una creatività prima implosa nei sotterranei dell’inconscio poi esplosa nel reale da una condizione dubitativa sentita come ripensamento maieutico teso all’intensità dell’essenziale. Risultato quindi di una meditata concentrazione e di un serrato confronto con le leggi della composizione e del colore, i suoi quadri, sganciati da precisi modelli storicizzati, sono dotati di vita propria al di là dell’idea che può averli nutriti; essi scaturiscono da un’esigenza di riduzione spinta quasi all’azzeramento e si compiono in una condizione di silenziosa attesa, di distacco critico, di conquista di suprema libertà […].

Il colore a volte s’increspa generando felici variazioni, altre domina campiture definite, intaccate, nella definitezza dei contorni, da lacerti, da smagliature consumati entro un segno impercettibile o illuminati da una fuga cromatica - pudica poesia - accorta mente controllata.

Rossi, blu, verdi, bianchi e neri isolati o magistralmente accostati ed indagati nelle loro valenze e “sensibilità” registrano l’affiorare di ogni apparizione, di ogni sottile sentimento; offrono un campionario umorale in continuo fermento frutto di un solitario ed intransigente scandaglio nei misteri dei colori, di un gusto, di un esercizio coltivatissimi e di una lirica razionalità. Il tarlo dell’autocritica e dell’ironia hanno collaudato il mestiere garantendo il dominio dei mezzi e lo “leggerezza della pensosità”.

In un mondo fatto di “mondi compenetrati”, di una complessità senza precedente, Pope, governato dall’assillo di una estrema semplicità dell’essere e del fare, restituisce l’arte al suo segreto e al suo silenzio filtrando le emozioni in forme sorvegliate dal senso estetico, depurate nell’eleganza astratta, stilizzate nell’armonia dialettica degli opposti, definite caparbiamente e poeticamente nel dettaglio.

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