pope

critica

Berto Morucchio, 1972

Non è che una tappa e, oggi, iniziale, misurare il valore della forma. In questa fase d’esercizio, è bene non sostare nella ripetizione di qualche rappresentazione creduta tipica, nella cui influenza è piacevole fare un piccolo cabotaggio, scambiando la necessità di chi ha trovato con la comodità di chi si adegua ai risultati altrui, ma il suo problema, la sua vita tace. Accorgersi di questo stato e ribellarvisi è l’inizio di una nuova necessità.

Pope nei suoi lavori registra questi due momenti: l’adesione e la rottura. Il conforto che riceve dall’adesione a una particolare cultura, per esempio a un momento statico del costruttivismo vasarelyano, gli dà eleganza e certezza. Ma è quando rompe questa, pacifica affiliazione che rivela intenzioni sue.

Allora il credito che gli si dà è diverso da quello fondato sul riconoscimento delle capacità interpretative e deduttive. Le quali poi si rettificano da sole, mutano stato e finalità, quando Pope patisce e riconosce che l’esprimersi è forza dialettica. Dalla specchialità statica delle forme alla dinamica creazione di esse: questa è la difficile avventura nella quale oggi si dibatte con animo tormentato questo giovane di talento…

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