pope

critica

Luigi Fraccalini, 1975

Pope mi presenta nel suo studio a Portogruaro le sue ultime opere. È, il suo, un lavoro intenso, portato avanti da anni con costanza e chiarezza sempre più precise nel tempo. I lavori che vedo sono superfici pittoriche, prevalentemente di forma quadrata, superfici che si compongono l’una con l’altra per un discorso che, nell’intenzione dell’autore, non si deve esaurire nel singolo lavoro, come era successo sinora.

Pope mi spiega: “Uso colori acrilici molto di lui ti che faccio penetrare nella tra,matura del. la tela in maniera totale. Con la stecca costruisco strisce a 45 gradi della larghezza di 9,mm. Oltre al quadro singolo - posizione storica - oggi affido al dittico, al trittico, al polittico il mio operare” […].

L’estrema semplicità del tessuto pittorico implica, pertanto, una semplificazione ne di mezzi espressivi, che trovano la loro spiegazione nella situazione psicologica dell’artista a cui non sfuggono le complicazioni di una realtà sociale e politica quale si impone nel nostro mondo di oggi, tanto che l’opera di Pope sotto questo punto di vista, potrebbe assumere una precisa posizione (non violenta) anche nell’ambito di un discorso politico.

L’opera quale oggi ci appare è il risultato di un lavoro di circa dieci anni, un lavoro di ricerca culturale e tecnica: infatti lo strumento linguistico di cui l’artista si vale per esprimere la sua realtà è uno dei più difficili in quanto implica massima precisione di segno e da questa precisione acquista sempre più efficacia espressiva, diventando aderente all’idea.

Inutile ricordare che tutto questo lavoro di Pope comporta una ricerca scientifica sul valore del colore, e sull’importanza di rapporti geometrico- matematici che non è per me agevole esporre, ma che è necessario tenere presente per avere la visione il più completa possibile della personalità artistica di Pope.

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