Il progetto pittorico di Pope implica la ripresa della manualità del fare, secondo la quale “pittura” è il risultato di una serie di operazioni che si dilatano nel tempo e nello spazio […].
Cosicchè tutti i discorsi possibili rimangono all’interno dei limiti strutturali e percettivi definiti dal dipinto (o dai dipinti). Sia se si vuole domandare i perché di questa pittura, riguardo a supposti contenuti, emozioni e significati; sia se si vuole rispondere che di tutto ciò non si tratta, ma che il fine di questo operare è la verifica dei modi del dipingere.
In fondo, guardando a queste operazioni […] allora ci renderemmo conto che “nuovo” campo di ricerca figurativa è la fisicizzazione del fare. Scomparsi i legami iconologici
e iconografici, con Pope siamo costretti a prendere atto dell’andamento dei suoi segni-colore come aspetti altrettanto macroscopici di un racconto il cui soggetto è il divenire del fare, sequenzializzato nel suo organico procedere.