pope

critica

Dino Marangon, 1995

Pope. Per semplice, liberissima pittura: dalle superfici alle “colonne”
Fatte proprie le raffinate tecniche e le segrete alchimie della pittura, profondamente sperimentate nel corso di una complessa formazione, perfezionata facendo tesoro delle straordinarie risorse di ‘mestiere’ di un ‘maestro’ come Bruno Saetti, Pope, quasi “...ossessionato da un’esigenza di rigore assoluto...” già durante il suo alunnato accademico ha saputo superare le vischiose lusinghe di ogni mera abilità esteriore, indirizzando subito i propri impulsi creativi all’interno di una solida prospettiva analitica […].

L’apparente monotonia di una struttura che sfrutta con artigianale pazienza e solida razionalità il rapporto che si instaura fra spirito di geometria e spirito della luce... “ andrà allora configurandosi, come ha scritto il poeta Tito Maniacco, come “un lungo e fantasioso viaggio”. Prenderà insomma avvio un imprevedibile percorso dell’immaginazione che, ad esempio, nella costante inclinazione delle sottili strisce colorate e nella conseguente variazione della lunghezza di ciascuna di esse, farà affiorare sottili differenze, impercettibili incertezze, invisibili squilibri, impalpabili riferimenti e rimandi che sembrano, forse, adombrare segrete volontà di ‘uscir fuori’, silenziose propensioni a non tener conto della staticità e della conclusa perpendicolarità del supporto, quasi invitando "...a seguitare quei segni, a costruire altri ipotetici piani”: non a caso Pope verrà intanto strutturando i propri lavori a dittico, a trittico, o a poi ittico, in sequenze nelle quali lo spazio circostante entra a far parte dell’opera come cesura, come stacco, ma anche come campo di espansione.

Si formeranno così variabili concatenazioni all’interno delle quali l’inserimento, nella reiterata successione delle superfici a strisce, di pannelli assolutamente monocromi, assumerà l’aspetto di pausa e di modulazione ritmica […]. Come sconvolte da una tale rinnovata energia del colore, tutte le componenti del dipingere risulteranno allora dialetticamente coinvolte in nuove meravigliose avventure, nell’ambito delle quali i riferimenti e le memorie di una sempre più vasta e articolata cultura pittorica - dall’affascinata esplorazione delle molteplici possibilità fenomeniche della percezione, alla intensa rimeditazione autoriflessiva sul ‘fare pittura’, dalla rivisitazione analitica delle poetiche informali astratto-espressionista, alla assolutizzazione quasi spiritualistica della sensazione cromatica di matrice suprematista, dalla scarna strutturalità del costruttivismo, considerato quale “...gioco razionale di nuove forme inventate nella e sulla materia racchiusa in uno spazio geometrico-compositivo...”, alla multiforme e umanissima “libertà” matissiana - verranno riproponendosi in inedite sintesi e connessioni.

Ma anche tali sempre rinnovati apporti, lungi dal ridursi a mere citazioni erudite, costituiranno ulteriori spinte a sperimentare con rinnovato vigore "...le infinite possibilità di mettere a fuoco le indicazioni interne al colore...“, nell’intento di garantire nuove forme di espressività capaci di porsi oltre i limiti stessi del ‘metodo pittorico’ che, come ha rilevato Claudio Cerritelli, ormai, secondo Pope, “...va attraversato, ma anche implicitamente dimenticato al cospetto dell’immagine”.

Ecco allora i diversi colori imporsi nello spazio con l’evidenza delle loro autonome e originali energie: dalla silenziosa imminenza del bianco, del giallo, del rosso “totale” - i colori del primo piano della chiarezza apollinea, della presenza alla vertigine infinita del blu, alla sintesi totalizzante del nero assoluto. In ogni caso le più vaste e libere espansioni cromatiche che ora popolano le grandi e articolate sequenze spazi ali dei dipinti di Pope solo apparentemente sembrano in qualche modo risalire o rifarsi ad una più immediata estroflessione soggettiva, mentre, in realtà, anche se non mancano le impercettibili smagliature, le apparizioni di fugaci, marginali balenii iridescenti - forse sintomi di sotterranei sommovimenti del sentimento, di segrete, imprevedibili commozioni, dell’azione di sommerse, ma efficienti energie esistenziali - nelle apparentemente compatte e sempre grandiose masse coloriche che ora campeggiano sulla superficie del quadro, l’ordine predeterminato delle pennellate, il profondo rispetto della manualità, l’accuratezza dei procedimenti e delle tecniche pittoriche e la calibrata conformazione dei supporti, tenderanno,soprattutto a scavare e a stratificare i più riposti sensi, i più intimi significati del colore, la sua sempre ipnotizzante evidenza, mirando incessantemente alla realizzazione di un’opera che, come ha dichiarato lo stesso Pope, alla fine “...deve comunque vivere della propria sufficienza sintattica”.

Anche in questi suoi nuovi e più liberi risultati l’artista mostra così di aver pienamente conservato le proprie anteriori acquisizioni. Un atteggiamento questo ulteriormente approfondito verso la metà degli anni Novanta, allorché egli si mostrerà in grado di dar vita ad un ulteriore ciclo creativo, nell’ambito del quale egli sembrerà quasi pervenire ad una specie di sintesi delle sue precedenti ricerche. Pur tralasciando ogni residuo ottico-percettivo e superando altresì ogni “ideologica” analicità, Pope pare infatti riprendere e approfondire le sue giovanili indagini sulla iterazione delle bande cromatiche senza per altro rinunciare a popolare il quadro di energici e non uniformati lacerti di colore [...].

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